IL CAPPOTTO TERMICO

Un altro aspetto fondamentale strettamente connesso con la salubrità e con la vita utile dei componenti edili è il cappotto termico, che va a braccetto con la risoluzione per quanto possibile dei ponti termici.

Come per la tenuta all’aria, non è concesso in cantiere “inventare” soluzioni che non siano state precedentemente studiate e verificate a livello progettuale. Eventuali sormonti della coibentazione sui telai dei serramenti, risvolti del cappotto intorno ai balconi, utilizzo di blocchi a taglio termico per il fissaggio di balaustre e scuri, impiego di mattoni coibenti sottomuro per il taglio termico verso il locale interrato non riscaldato e così via devono sempre essere preventivamente essere stati concepiti, studiati, analizzati e calcolati in fase progettuale. L’esperienza di posa e di corretta esecuzione dei dettagli più ostici può fare la differenza con eventuali altri competitor quando si raffrontano offerte e servizi edili per la realizzazione di edifici ad alte prestazioni energetiche. I ponti termici costituiscono in pratica dei punti di discontinuità, variazioni di spessore o di direzione del cappotto termico e possono sovente diventare zone critiche per eventuale formazione di muffa e condensa, specialmente quando in cantiere non si pone sufficiente attenzione alla realizzazione della tenuta all’aria, magari in corrispondenza di giunti fra elementi costruttivi contigui. È onere del progettista fornire all’impresa i dettagli (spesso anche in scala 1:10, 1:5 ma anche 1:2 o 1:1) di risoluzione dei ponti termici (e di tenuta all’aria), comprendendo elementi speciali a taglio termico, nastri, guaine, sigillanti, ecc.

Anche il cappotto può presentare problemi in fase di posa, se non si impiegano i corretti materiali (colle, tasselli e profilo di partenza a taglio termico, ecc.) o non li si posa a regola d’arte. Per questo è estremamente importante attenersi alle specifiche di posa del produttore e più in generale di organizzazioni come il Consorzio Cortexa che forniscono manuali di posa a regola d’arte dei sistemi a cappotto, regolamentando per quanto possibile impieghi di materiali diversi, procurando le specifiche degli stessi al fine di ridurre al minimo errori di posa e salvaguardando così il buon nome di un componente fondamentale sia per mantenere gli ambienti interni caldi d’inverno sia per tener fuori il caldo in estate.

In alcune zone climatiche particolarmente calde può ripagarsi l’impiego addizionale di speciali pitture riflettenti sia in parete sia in copertura (i cosiddetti cool roofs), al fine di minimizzare i carichi termici sulle partizioni opache, anche se è bene sottolineare l’importanza di un cappotto termico continuo come intervento primario per abbattere i consumi massimizzando le prestazioni energetiche. Negli anni più recenti si è anche assistito alla realizzazione di diversi edifici monolitici mediante mattoni cosiddetti “termici”, costituiti da blocchi in laterizio rettificato porizzato con i setti riempiti di perlite espansa, basalto, EPS grafitato, ecc. Anche queste soluzioni sono senz’altro valide, sebbene necessitino di una expertise particolare sia nella posa (con speciale malta/colla di allettamento) sia nel concept progettuale della tenuta all’aria e della risoluzione dei ponti termici: ogni centrimetro che viene scavato per posare scatoline e canaline elettriche, creare tracce sulle pareti perimetrali, installare serramenti e cassonetti, ecc. costituisce un notevole ponte termico da risolversi con l’impiego di altri materiali coibenti a elevata resistenza termica come poliuretano, aerogel o EPS/XPS per compensare la riduzione di spessore del mattone, non essendo presente un cappotto termico sulla parete esterna. Allo stesso modo anche i nodi costruttivi, se mal realizzati o concepiti, possono rappresentare dei ponti termici rilevanti attraverso cui si instaurano dispersioni termiche ingenti durante la stagione di riscaldamento fungendo così da “batteria di raffreddamento” della casa, aumentando a dismisura i consumi e dunque i costi di gestione. La stessa cosa vale tuttavia anche nella stagione estiva, durante la quale questi ponti termici conducono verso l’ambiente interno calore indesiderato, andando quindi ad aumentare il carico frigorifero o in altre parole i consumi e i costi di gestione degli impianti di raffrescamento, senza dimenticare il necessario sovradimensionamento degli stessi per compensare tali inefficienze. Pertanto, risolvere sia in fase progettuale sia esecutiva i ponti termici garantisce un netto abbattimento dei costi di gestione e di investimento impiantistico, a fronte di extra costi per la loro risoluzione decisamente inferiori.

Per questo motivo l’efficienza energetica si ottiene il più delle volte con scelte progettuali oculate, impiego di programmi di calcolo che superano la “legge 10” e vanno a dimensionare correttamente le prestazioni energetiche e il comfort abitativo ma soprattutto con un’esecuzione non sommaria ma accurata e precisa per quanto riguarda la posa del cappotto termico inclusi i sistemi di fissaggio alla sottostruttura, di guaine, membrane e nastri a tenuta all’aria, componenti speciali a taglio termico (come quelli impiegati per tagliare termicamente il flusso di calore dei balconi), evitando deterioramento degli stessi (stoccaggio sotto la pioggia o in ambienti umidi o troppo assolati), lavorando su sottofondi il più possibile “puliti” affinché vi sia aderenza degli eventuali nastri e dei sigillanti e così via. Sembra di elencare delle best practice “irraggiungibili”, ma solo perché si tende a ritenere che “si è sempre fatto così” e che quindi queste pratiche non siano realizzabili, come se noi italiani avessimo qualcosa di “più speciale” del resto del mondo.

La verità è che oltre 7.000 edifici sono stati certificati secondo lo standard CasaClima, diverse centinaia con i protocolli Passivhaus e LEED nelle diverse regioni d’Italia, diverse decine con GBC Italia, ARCA e così via. Pertanto, pensare di non innovarsi sia a livello progettuale sia realizzativo appare ormai fuori tempo: l’efficienza energetica passa fortemente dalla conoscenza approfondita di prodotti, tecniche, strategie volte a conseguire protocolli di qualità e prestazioni energetiche e di comfort via via crescenti. Anche per quanto riguarda le recenti detrazioni fiscali, l’auspicio è di non puntare “al minimo”, al mero salto di due classi, bensì sfruttare questa enorme opportunità per realizzare finalmente edifici di qualità, valorizzandone l’involucro e utilizzando le strategie impiantistiche più idonee in funzione della zona climatica, dell’esposizione e così via, puntando quindi sul concetto di Casa Passiva che grazie ai finanziamenti e al Superbonus diventa ancora più perseguibile per tutti.